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    3월 19일

    Appartieni alla razza umana? Peggio per te!

    <<Roma, 17 mar. (Adnkronos) - ''L'abbattimento dei cani randagi nel territorio del Comune di Scicli, deciso questa mattina dal Prefetto di Ragusa Fanara, e' stato sospeso''. Ne da' notizia l'Enpa, che ''conferma l'intenzione di denunciare chiunque, a qualunque titolo, si e' reso questa mattina responsabile della morte di cani e ringrazia il sottosegretario Francesca Martini per l'efficace e decisivo intervento sul Prefetto''.>>
    In Italia si rasenta l'assurdo, specie nel rispetto delle Leggi. Il Sindaco del Comune di Scicli, siè rivolto alla Protezione Civile, agli organi preposti agli animali ma...non avendo  ricevuto alcuna risposta ( infatti in Italia, sono tutti bravi a parlare!) per fare il proprio dovere di Sindaco, cioè salvaguardare i propri cittadini, si è rivolto al Prefetto della sua Provincia, che, considerando la gravità degli eventi verificatesi,  ed in base alla Legge ,ha ordinato l'abbattimento  SOLO di quei cani colpevoli di aver azzannato e ucciso .
    Come si è permesso quel Prefetto di anteporre la vita umana a quella di quei cani assassini? ( badate bene, SOLO quelli che hanno ucciso!).
    L'ordinanza va fermata, sospesa, abolita! Il sottosegretario Francesca Martini, invece di blaterare tanto e far spendere soldi pubblici per ricoveri assurdi ( tanto, una volta assaggiata la carne umana, torneranno a....mangiarla, anche se saranno affidati a famiglie!) quegli animali, perchè non se li  fa portare a casa sua e Lei stessa ( invece di demandare ad altri ) li cura , li ciba e li coccola? Inoltre, perchè cita la Legge solo a metà? Ovvero cita SOLO quella parte della Legge che le fa comodo?
    Sono un amante dei cani ma non mi sognerei mai di difendere degli assassini - e alcuni cani , purtroppo lo sono.
    Personalmente , circa 20 anni fa ,ho avuto una disavventura di tale genere in Calabria. Ero ospite di alcuni amici calabresi, per una battuta di caccia ai tordi ( uccello di passo), quindi avevo il fucile da caccia. Improvvisamente sono stato circondato da un branco di cani randagi, sbucati....dal nulla.
    La paura mi ha bloccato, ho sparato in aria ma quelli......forse pregustavano un pranzetto diverso. Improvvisamente un cacciatore calabrese ( che non conoscevo) sparò al capobranco, il quale ululando come un lupo, se ne andò in mezzo ai suoi ...compari.
    << Devi sparare subito, altrimenti quelli ti ammazzano!Ricordatelo!!>> Ringraziai il mio salvatore.
    Ora, quel povero bambino, come faceva a far allontanare il branco famelico? Successa l'orribile tragedia ( anzi 2, considerando anche l'aggressione alla turista tedesca), gli organi preposti, catturano i cani randagi del branco e li ricoverano in strutture adeguate. Bene. Ma.....e quelli che non riescono a pendere, quelli che continuano ad attaccare le persone - un'anziana donna, si è salvata rifugiandosi in casa ed i cani......pensate un po', hanno divorato una bambola in giardino.
    Quello della foto, non è un LUPO ma un cane inselvatichito!

     

    Ancora dai giornali:

    <<Non si ferma la cacccia ai cani ma nemmeno le polemiche. LAV, Animalisti Italiani ed Enpa affermano che non è nè giusto nè risolutivo scaricare le colpe su un gruppo di cani senza accertare le responsabilità, esclusivamente umane, nella gestione del fenomeno randagismo.

    Inoltre, in un comunicato stampa, l'Ufficio Legale della Lav, insieme ad Enpa, ha formalmente diffidato Prefettura, Procura della Repubblica e Asl di Modica (Ragusa) dal sopprimere i randagi, ritenendo gravissima una eventuale decisione in tal senso. >>

    Certamente le ...colpe non sono del gruppo di cani " assassini" ma di coloro che li hanno abbandonati, siano essi  famiglie..stanche del  cucciolo regalato al bimbo o cani da combattimento lasciati liberi dalla Mafia! Si accertino pure le responsabilità nella gestione del fenomeno randagismo MA...NON DIFENDIAMO SOLO GLI ASSASSINI A SCAPITO DI PERSONE  INNOCENTI!!

    Capito come funziona le Lege in Italia? Un Prefetto emette una  delibera , a salvaguardia delle persone e.... riceve la diffida dall' Associazione di Animalisti Italiani, dalla LAV e dall'ENPA! Siamo all'assurdo!

    Ma cerchiamo di capire chi sono e come agiscono queste innocue ( per gli animalisti) bestioline!

    <<Cani vaganti: il fenomeno in Italia

    La domesticazione del cane è molto antica: si calcola che sia avvenuta a tutte le latitudini, circa sei o settemila anni fa, quando divenne guardiano ed ausiliario dell'uomo nella caccia. Per «domesticazione» s'intende il passaggio di una specie, o parte di essa, dallo stato di natura a quello regolato dalla volontà umana, cosa che per il cane si verificò sfruttando le attitudini che hanno radici nei due comportamenti più tipici della specie: quello predatorio e quello territoriale.
    Anche in Italia la presenza del cane ha accompagnato costantemente l'uomo nel corso della sua storia, ma negli ultimi decenni la popolazione canina, sia padronale sia vagante, sembra aver subito una vera e propria esplosione demografica. Le cause di questi «eccessi» sono probabilmente da ricercare nelle mutate condizioni economiche della società, che hanno permesso di aumentare il numero dei cani di proprietà, di migliorare la loro alimentazione e di poter ricorrere a cure veterinarie, in caso di necessità.
    Tutto questo ha inevitabilmente prolungato la vita media di questi fedeli compagni, che si sono potuti moltiplicare anche perché, parallelamente, proprio in questi ultimi decenni, è stata sospesa la profilassi della rabbia. Poiché il cane costituiva il serbatoio del virus, pericoloso anche per l'uomo, la lotta contro questa malattia si realizzava non solo attraverso la vaccinazione degli animali, ma anche tramite un diffuso programma di controllo diretto della popolazione canina, che è continuato fino al 1973, quando la rabbia è stata definitivamente eradicata dal territorio nazionale. Tra il 1968 ed il 1974, in Italia si eliminavano circa 100.000 cani ogni anno.
    Queste sono dunque le basi che hanno portato alla presenza di cani vaganti sul territorio, un fenomeno recente, che solo negli ultimi decenni ha assunto le caratteristiche di un rilevante problema ecologico e sanitario, quello del randagismo.
    Il primo elemento fondamentale per un corretto inquadramento del fenomeno è la definizione delle diverse tipologie di cani, che Fico (1995) distingue in tre classi: 1) Cani con proprietario, sempre sotto controllo; 2) Cani con proprietario, liberi di vagare sempre o sporadicamente; 3) Cani senza proprietario.
    Quest'ultima categoria, però, può essere distinta in due ulteriori tipologie, caratterizzate da parametri eco-etologici notevolmente differenziati: a) Cani randagi propriamente detti, privi di proprietario, ma che vagano nei pressi degli insediamenti umani e che sono in qualche forma dipendenti dall'uomo, per alimentazione o per compagnia; b) Cani inselvatichiti, che hanno riguadagnato un'indipendenza pressoché assoluta dall'uomo, da cui rifuggono come animali selvatici. Si spostano di notte, vivono in branchi e sono in grado di uccidere animali domestici e selvatici, mostrando caratteristiche eco-etologiche in parte simili a quelle del lupo.
    Tuttavia il randagismo canino è un fenomeno complesso, con caratteristiche molto varie a seconda dei diversi contesti ecologici e sociali che incontra. Le diverse tipologie di cani vaganti sono infatti estremamente dinamiche, con un flusso costante di soggetti che da padronali non controllati diventano randagi, randagi che diventano inselvatichiti e cani di diverse tipologie che si accoppiano fra loro.
    Sono state prodotte diverse stime numeriche della popolazione canina italiana e del randagismo, anche se le caratteristiche del fenomeno ne rendono molto complessa l'analisi quantitativa. Può essere interessante riportare qualche dato dell'Enci (Ente nazionale cinofilia italiana), da cui emerge che i cani registrati fino al 2000, su tutto il territorio nazionale, sono 473.697.
    La componente dei cani padronali non controllati riveste particolare interesse nello studio del randagismo, poiché questi animali sono il principale serbatoio di reclutamento di cani randagi e inselvatichiti che, a loro volta, esercitano un notevole impatto sia sul lupo sia sulla fauna selvatica. Per questi motivi il controllo dei cani padronali vaganti è considerato il più efficace metodo di intervento per la riduzione del randagismo, sebbene forse sia l'aspetto meno noto di tale processo.


    Problematiche poste dal randagismo

    Le problematiche connesse al randagismo sono diverse e complesse. Nel nostro paese è stato messo l'accento sui problemi etici legati all'abbandono, sulla possibilità di attacchi all'uomo, sui rischi sanitari e sui danni economici. Le interferenze nel funzionamento delle zoocenosi, invece, sono state sostanzialmente sottovalutate.
    Gli attacchi di cani alle persone rappresentano una delle più comuni cause di ferite. Le morsicature possono provocare traumi, trasmissione di zoonosi e contaminazione della ferita con patogeni vari.
    I cani randagi rappresentano un serbatoio di zoonosi (patologie trasmesse dagli animali all'uomo), spesso difficili da accertare. In Italia la più importante zoonosi legata al cane è l'echinococcosi/idatidosi, prevalentemente associata alla pastorizia e diffusa soprattutto in Sardegna. Altre zoonosi, la cui diffusione appare in aumento, è la leishmaniosi, parassitosi per la quale il cane rappresenta il serbatoio naturale e che è particolarmente diffusa nell'Italia centro-meridionale.
    I cani sono poi responsabili del mantenimento di Ascaridi e Ancylstomatidi, vermi responsabili della sindrome da «Larva migrans» nell'uomo. Tale zoonosi, che provoca fastidiose lesioni cutanee, in alcune aree può perfino determinare effetti negativi sul turismo.

    Anche la contaminazione ambientale di germi molto diffusi fra i cani randagi non è da sottovalutare: le salmonelle possono esserne un esempio. Infine, i cani vaganti possono rendersi indirettamente responsabili dell'aumento della popolazioni di specie sinantropiche, a loro volta serbatoi o vettori di svariate malattie. L'esempio più evidente è rappresentato dal rovesciamento dei contenitori di immondizie e dalla rottura dei sacchetti dei rifiuti, azioni che aumentano la disponibilità di risorse trofiche per colombi, cornacchie, ratti, topi, mosche, etc.
    L'impatto del randagismo sulla zootecnia si esercita principalmente per predazione diretta e per trasmissione di agenti patogeni al bestiame. La predazione rappresenta in alcuni contesti locali un forte costo per l'economia rurale, che è però difficilmente stimabile nelle aree di presenza del lupo. Tale difficoltà di discriminazione ha portato molte amministrazioni regionali a dotarsi di leggi che prevedono l'indennizzo dei danni senza distinguere tra i due predatori, con costi annuali molto elevati.
    Infine, i cani vaganti possono rappresentare una notevole causa di incendi stradali.


    Gestione del randagismo: la normativa

    La gestione del randagismo ha come obiettivo il controllo delle popolazioni di cani vaganti sul territorio. A questo fine, si dovrebbe cercare di rimuovere le popolazioni di cani inselvatichiti, di controllare il bacino di reclutamento di tali cani e di limitare le popolazioni di cani randagi. Potrebbero poi essere utili anche azioni di educazione della popolazione umana, che informino sulle conseguenze dell'abbandono dei cani padronali.
    Dal punto di vista governativo, invece, in Italia la gestione del randagismo canino è regolata dalla legge 14 agosto 1991, n. 281 che prevede, come tecnica di controllo delle popolazioni, la limitazione delle nascite. Inoltre prescrive che i cani vaganti non possano essere abbattuti, ma solo catturati e successivamente mantenuti in strutture pubbliche o private, ove possono essere soppressi solo se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità.
    Parte integrante del quadro normativo è l'istituzione delle anagrafi canine presso i comuni o le Aziende Unità Sanitarie Locali, nelle cui liste è obbligatoria l'iscrizione dei cani padronali e di quelli vaganti detenuti nelle diverse strutture.
    Limite applicativo della legge 281/91 è l'assenza di un finanziamento specifico. Tale ostacolo è stato solo parzialmente superato da un'altra legge, approvata in sede deliberante dalla Commissione Ambiente del Senato il 16 novembre 1998, che definì un finanziamento di 2.600.000.000 di vecchie lire all'anno, per tre anni, per l'applicazione della legge 281/91.
    L'impianto definito dalla legge 281/91 è stato sostanzialmente confermato dal provvedimento 18 marzo 1999 della Conferenza Unificata, che rappresenta un accordo di programma tra governo, regioni, province, comuni e comunità montane relativo ai «Criteri informativi per il coordinamento delle attività delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane in materia di animali di affezione e di prevenzione del randagismo» e definisce i criteri informativi per il coordinamento delle attività dei diversi enti competenti.
    Obiettivo di tale normativa era quello di ridurre la presenza dei cani non controllati, di disincentivare l'abbandono dei cani padronali e di evitate l'utilizzazione di tecniche cruente per il controllo del randagismo. Tra le misure previste dall'accordo Stato - Enti locali 18 marzo 1999, si indica che l'anagrafe canina rappresenta il primo indispensabile presupposto per la prevenzione del randagismo, e si definisce che è responsabilità delle regioni e delle province autonome adottare misure di contenimento della popolazione di cani attraverso la promozione della sterilizzazione chirurgica delle femmine su larga scala. Lo stesso accordo indicava come linea guida applicativa della legge 281/91 il graduale passaggio dal tatuaggio al metodo elettronico di marcatura dei cani (microchip), a partire dal 1° Gennaio 2005, con l'istituzione di una banca-dati informatica da realizzare a livello locale, regionale e quindi nazionale.
    Infine, il 1° Agosto 2005, con l'entrata in vigore della legge 20 luglio 2004 n. 189 sono divenute parte integrante del codice penale le nuove disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali. In questo intervento rimane come semplice contravvenzione il solo abbandono di animali, la cui pena risulta aumentata a 10.000 euro, in alternativa all'arresto fino ad un anno.>>

    Quindi, ricapitolando il Codice Penale, prevede multe per chi maltratta gli animali ( più che giusto!!) ma.... se sono gli animali a maltrattare e/o uccidere gli esseri umani, secondo le Ass.ni Animaliste ed il Sottosegretario in gonnella, bisogna incentivarli con  buon cibo e coccole?

    Signori miei, abbiamo sbagliato tutto! Siamo nati come esseri umani ( con i Ns. pregi ed i Ns. difetti), ci conveniva nascere cani!